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Piano Sequenza: i migliori della storia del cinema

Il piano sequenza è la tecnica cinematografica che i cineasti più amano e temono e poi amano allo stesso tempo. Vi segnaliamo quelli più celebri e innovativi, fino al capolavoro televisivo in “True Detective”.

Proprio nel 2015 ricorre il centenario della nascita di Orson Welles, grande autore teatrale e innovatore, “prestato” al cinema fin da giovanissimo. E non è infatti un caso che siano proprio le radici da palcoscenico teatrale a marcare la sua visione di messa in scena. A partire da lui e dalle sue sperimentazioni, il piano sequenza assume un significato proprio.

Le lunghe inquadrature e i virtuosi movimenti di macchina di Quarto Potere richiamano alla perfetta messa in scena continua che è l’essenza del teatro, in pieno contrasto con il montaggio cinematografico. Tale è la grandezza e la maestosità della regia di Welles, che costringerà il critico Bazin a identificare il piano sequenza come linguaggio filmico a sé, nonostante oggigiorno siamo ben consapevoli che c’è una certa differenza fra piano sequenza, dove la ripresa continua esaurisce un intero segmento narrativo, e quello che viene chiamato in genere long take, ovvero una ripresa continua per enfatizzare una o più azioni.

A partire da Welles, diversi sono gli episodi memorabili nel cinema.

Lo stesso regista di Quarto Potere si supera alcuni anni dopo con i primi minuti de L’infernale Quinlan. Celebre e teatrale è sicuramente il film di Hitchcock Nodo alla Gola, girato tutto in 4 long takes.

Impressionante il propagandistico Soy Cuba, dove la camera viaggia su un sistema ingegnoso di funi trainate da carrucole.

Successivamente, in Italia Ettore Scola con l’apertura di Una giornata particolare permette allo spettatore di salire il cornicione di un palazzo e entrare nell’appartamento di Sofia Loren, tutto in un’unica inquadratura.

In Shining di Kubrick poi comparve il primo supporto di ripresa Steadycam, per accompagnare fluidamente le solitarie cavalcate di Danny Torrance con il triciclo nell’inquietante Overlook Hotel, rigorosamente in long take.

Negli ultimi 25 anni diversi cineasti ci hanno entusiasmato con piani sequenza memorabili. Da ricordare sicuramente Martin Scorsese con l’ingresso al Copacabana in Quei Bravi Ragazzi, Paul Thomas Anderson e il capodanno da “ricordare” in Boogie Nights e Quentin Tarantino con l’ingresso nel bagno alla “Casa delle Foglie Blu” in Kill Bill Vol. 1

Fuori dagli Stati Uniti, da menzionare il film girato completamente in piano sequenza Arca Russa di Sokurov, un piano sequenza pazzesco in Atonement di Wright, gli esempi action di Hard Boiled e Old Boy, gli eleganti virtuosismi di Sorrentino in Le conseguenze dell’amore e Il divo.

Meriterebbero capitoli a sé le produzioni sudamericane.

Sono infatti strepitosi gli esempi de Il segreto dei suoi occhi di Campanella, I figli degli uomini e Gravity di Cuaron, semplicemente fuori dal comune, e infine Birdman, il capolavoro di Inarritu recentemente premiato agli Oscar 2015.

E la Tv quindi cosa c’entra? Anche nella serialità televisiva si è sperimentato, con episodi diretti da Tarantino per CSI e E.R. – Medici in prima linea, o i tentativi di X-files, fino ai long takes pieni di battute degli show ideati dal premio Oscar Aaron Sorkin, Sports night e The West Wing.

Ma niente di tutto ciò si avvicina al capolavoro dei 6 minuti dell’episodio 4 della prima stagione di True Detective. Una sequenza coreografica, spettacolare e avulsa da tutto il linguaggio della serie, che ha spaccato in due una certa prospettiva di “come girare” per la Tv. Un nuovo punto di partenza d’azione, quindi. Ma senza staccare.

 

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