Fare cinema non è una scelta comoda. Non lo è mai stata. È fatta di attese, errori, notti lunghe, set che non funzionano come avevi immaginato. Eppure, chi sceglie il cinema continua a tornare lì. Sempre. Non per romanticismo. Ma per qualcosa di più profondo.
Il cinema non promette niente
Il cinema non garantisce successo, stabilità o visibilità. Non promette nemmeno che la storia che stai raccontando verrà davvero ascoltata. Eppure si fa lo stesso. Perché chi fa cinema non cerca certezze: cerca necessità. La necessità di raccontare, di dare forma a un’idea, di trasformare il caos in racconto.
Amare il processo, non solo il risultato
Nel cinema l’amore non è il film finito. È il processo. È il set che prende forma lentamente. È la collaborazione forzata, il compromesso creativo, l’imprevisto che cambia una scena. È restare anche quando sarebbe più facile fermarsi.

Il set come spazio di dedizione
Un set cinematografico è uno spazio fragile. Funziona solo se tutti credono nella stessa cosa, anche quando è scomoda, anche quando è stancante. Fare cinema significa fidarsi degli altri, affidarsi al tempo, accettare che non tutto è controllabile. E questo richiede una forma di amore rara: quella che non chiede garanzie.
Raccontare storie in un mondo saturo di immagini
Viviamo in un mondo che produce immagini senza sosta. Fare cinema oggi significa scegliere di rallentare, di costruire senso, di dare tempo alle storie. È una scelta controcorrente. Ed è proprio per questo che ha valore.
Non è romanticismo. È scelta.
Fare cinema non è innamorarsi di un’idea. È scegliere di restare anche quando l’idea vacilla. È un atto d’amore quotidiano, ostinato, imperfetto. E forse è per questo che, nonostante tutto, continuiamo a farlo.








