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Il montaggio di Iron Man 2, da vicino

Montato da Dan Lebental, A.C.E., per la Marvel Entertainment, Iron Man ha inglobato nel suo processo di montaggio la più recente tecnologia di montaggio dei suoi anni.

Nei suoi studi a Los Angeles il montatore ha potuto lavorare su sei postazioni AVID con Adrenaline Media Composer, più una settima postazione solo con il software Media Composer. Usata per lo più per il lavoro sul suono. Assieme ai suoi assistenti ha potuto eseguire il montaggio con il nuovo codec Avid HD, DNxHD 36, al fine di montare in alta definizione per la qualità delle immagini, pur mantenendo la dimensione del file multimediale gestibile. Nonostante questo, hanno lavorato su 16 terabyte (!!!) di filmati, salvati on line.

Il montaggio di Iron Man 2, da vicino

Oltre ai montatori, il team era formato da due visual effects editor. Infatti, era previsto che il budget destinato al film prevedesse 500 effetti visivi, numero che è andato moltiplicandosi notevolmente, per volere del regista (mai visto un regista tagliare gli effetti visivi per restare nel budget…)

Aggiunsero altre due postazioni Avid, con un secondo montatore e relativi assistenti.

I sistemi informatici utilizzati sono stati tutti Quad Core G5 Macintosh, che gestivano l’esecuzione del software Media Composer 2.7. Sebbene si parlasse di problemi di compatibilità fra Mac e Unity, non ci sono stati grandi problemi su Iron Man, per la felicità della produzione.

Inizialmente il regista, Jon Favreau, volle girare usando la camera Genesis, dopo aver realizzato un pilota inHD. Ma dopo alcuni test, alcuni effetti stroboscopio sulle riprese aeree, fecero cambiare idea alla produzione, tornando così a girare in 35 mm. Solo alcune riprese furono girate in 65 mm, come quelle in green screen all’interno della tuta di Iron Man, il modo migliore per evitare alcune distorsioni di lenti che si ottenevano con il 35 mm.

Cosa ci insegna il montaggio di Boyhood?

Le riprese giornaliere venivano mostrate usando Avid sul set, con un proiettore 2k. Dopo aver utilizzato solo il software Avid, capirono che Adrenaline era necessaria per avere un full HD.

Quasi tutte le sequenze di effetti visivi erano già praticamente abbozzate e “in anteprima”. Alla fine delle riprese giornaliere, Lebental faceva le sue scelte al montaggio, e gli editor VFX incorporavano le sequenze live action con le anteprime. La maggior parte degli effetti in VFX sono stati realizzati alla Industrial Light & Magic.

Ogni numero di scena dello script è stato stampato su una carta 4×5 e pubblicato su un grande tabellone su una parete in modo sequenziale. Mentre il film veniva girato, gli assistenti facevano una foto allo schermo delle scene girate, stampandole con il suo numero di scena, e sostituivano il numero sul tabellone. In questo modo Lebental poteva vedere ciò che era stato girato e ciò che mancava. Per realizzare le stampe usavano Photoshop.

Per il montaggio, Lebental si è dotato di una serie formidabile di schermi  con cui lavorare. I suoi due monitor per computer sono 24 pollici della Dell. Questi display appaiono eccellenti, e danno un sacco di valore alle immagini. Ha utilizzato un monitor cliente HD da 32 pollici, e un grande monitor al plasma per il regista. Un fatto curioso e divertente fu che dato che il monitor al plasma di grandi dimensioni a volte può iniziare a mostrare immagini un po’ fuori sincrono, mentre i monitor dell’editor sono sincronizzati, l’unica soluzione trovata fu semplicemente riavviare il sistema.

Il montaggio di The Revenant è stato realizzato in condizioni fisiche davvero particolari!

Gli aspetti più interessanti per capire gli aspetti del modo di lavorare nei nostri giorni, è stato il processo di montaggio e digitalizzazione. Per il team fu un problema in che modo esportare l’output per il suono.

Decisero di usare una nuova funzione di Avid, chiamata “Export to pro tools”, prevedendo poi di trasformare il file WAV in OMF, più congeniale al workflow della post produzione.

In generale, è stato un lavoro di apprendimento per tutto il team, che ha imparato via via nuove funzioni, come spesso capita, in un processo di miglioramento che coinvolge tutti, dai professionisti alle case produttrici di software per l’editing.

All’inizio, i VFX venivano realizzati sui file Quick Time, mentre il materiale finale per l’approvazione doveva essere in pellicola. Il montaggio finale quindi sarebbe uscito da Avid con un marchio e un numero, in modo che il file in alta risoluzione potesse essere trasferito su pellicola, e poi nuovamente digitalizzato. Una differenza con il passato fu che i negativi della pellicola non sarebbero stati rimontati su rulli. L’ultimo step sarebbe stato il color timing, realizzato dal regista, e compiuto sulla copia in digitale nonostante prevedesse più tempo rispetto ad una pellicola. La cosa interessante è che il color timing sarebbe stato realizzato contemporaneamente al mix del suono.

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