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Il montaggio multistrato di “Argo”

Quando William Goldenberg ha accettato l’Oscar per miglior montaggio per “Argo”, dalle mani di Sandra Bullock nell’85 ° Academy Awards presso il Dolby Theater di Hollywood, non tutti erano sorpresi.

In tanti erano già stati colpiti dalla bravura e la maestria con cui aveva tracciato il caleidoscopio di immagini attraverso le quali ha aiutato il regista Ben Affleck e lo sceneggiatore Chris Terrio, a raccontare una storia che, sebbene tutti sapessero in anticipo fosse basata su fatti storici, sarebbe sopra le righe anche per un film di finzione di Hollywood.

Il montaggio multistrato di “Argo”

Ma la sua stessa complessità significava che “Argo” non era un film facile da mettere insieme. “Abbiamo utilizzato una varietà di stili per raccontare la storia, da quando Ben e il direttore della fotografia Rodrigo Prieto hanno deciso di volere un mood visivo diverso per ogni location in cui il film ha avuto luogo”, ha detto Goldenberg in molte interviste. “Così è stato girato in gran parte in pellicola, un po’ a 2-perforazioni, alcune parti in anamorfico 4-perf, e abbiamo anche usato un po’ di Super 8 mm e 16 millimetri per i cinegiornali d’archivio, e un paio di scene girate in Turchia sono state filmate con una macchina da presa ARRI Alexa digitale.”

Questa miscela di formati ha facilitato la narrazione del film, spesso raffigurante due storie in una sola volta: la sofferenza dei sei profughi della ambasciata americana nascosti nella casa dell’ambasciatore canadese proprio in mezzo ai disordini del Novembre 1979 in Iran dopo la rivoluzione ispirata dall’Ayatollah Khomeini, e il dispiegarsi del piano organizzato da un esperto della CIA, Tony Mendez (Ben Affleck), per liberarli con il pretesto di essere membri di una troupe cinematografica di Hollywood impegnati con le riprese di un film di fantascienza indipendente chiamato “Argo” da girare proprio in Iran.

Al momento di far arrivare il materiale girato a Goldenberg, il suo vice Brett Reed, l’assistente al montaggio Joe Galdo e l’apprendista Maria Paula Galdo avevano gestito il tutto nel formato DNxHD preferito dal suo sistema Avid Media Composer. Avid è infatti il sistema di montaggio preferito da Goldenberg, e dai migliori montatori di Hollywood.

Goldenberg ha detto di considerare la scena all’ambasciata americana all’inizio del film la scena più difficile da montare.

“Ben ed io abbiamo deciso di fare questa sequenza senza musica”, ha detto. “E ‘stato strutturato intorno ai suoni realistici della folla che cantava e gridava, e ha finito per essere più viscerale e meno illustrativa rispetto al modo in cui era stata descritta nella sceneggiatura originale. Così abbiamo continuato progressivamente, prendendo specifici elementi della storia per rendere lo “sweep” dell’azione più mozzafiato possibile. Alla fine, abbiamo giocato dal punto di vista delle persone nell’ambasciata e abbiamo accelerato la sequenza di tagli interni, per dimostrare che queste sei persone sono state al centro della narrazione che stavamo svolgendo”.

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Questa è l’indicazione della narrazione stratificata a multilivelli che traspare attraverso il montaggio di Goldenberg, che durante questa sequenza risulta evidente come gli americani siano innanzitutto interessati a portare fuori dall’ambasciata gli ospiti innocenti, e allo stesso tempo non ritraendo i manifestanti in rivolta all’esterno come personaggi dei cartoni animati maniacali. Questa è una storia di passioni reali su entrambi i punti di vista del dibattito, e i realizzatori hanno volutamente rifiutato di prendere posizioni semplicistiche mentre mostrano l’intensità del momento.

“Direi che metà dei dialoghi in questa sequenza è stata sceneggiata, l’altra metà è stata improvvisata,” ha detto. “Ogni clip era diversa da quella girata prima, ma abbiamo usato il dialogo come un punto di riferimento per dare al pubblico la sensazione di essere nel bel mezzo dell’azione. I sei attori che interpretano gli americani avevano effettivamente trascorso una settimana di vita in quela residenza, estromessi completamente dal mondo esterno, in modo da poter sviluppare un senso credibile di cameratismo.”

L’occhio di Affleck per il montaggio

Goldenberg ha lavorato a stretto contatto con Affleck mentre eseguiva il montaggio del film durante l’inizio delle riprese, ma i loro programmi convergevano solo nei fine settimana. “Mentre Ben stava girando facevo i tagli per conto mio, ma poi stavamo insieme in una sala di montaggio in casa sua la domenica”, ha detto, “e poi avrei fatto aggiustamenti durante la settimana seguente. Durante la post-produzione, Ben guardò tutte le riprese con me e selezionò le performance specifiche che voleva mettere in evidenza. Alcuni registi non hanno la pazienza per tutto ciò, ma Ben ha un occhio fantastico per il montaggio”.

La grande complessità di Argo trasformò il film una sfida per montatori. Goldenberg e Affleck avevano lavorato insieme in precedenza nel 2007 per il debutto alla regia di Affleck, “Gone Baby Gone” nel quale Goldenberg subentrò alla prima versione di montaggio grezzo di Affleck: questo li ha aiutati a comunicare in modo efficiente su “Argo”.

“È stata una collaborazione completa tra noi”, Goldenberg ha detto, “e siamo entrambi molto orgogliosi del risultato.”

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“Argo” è in gran parte una storia di due trame: il calvario degli ostaggi e gli sforzi spesso comici degli insider di Hollywood per aiutare un agente della CIA nel loro salvataggio. Tutto ciò ha aperto ricche possibilità al montaggio per Goldenberg, e una delle sue scene preferite era la scena durante la quale i produttori di Hollywood di “Argo” (Alan Arkin e John Goodman) fingono la lettura di un copione attraverso la stampa. Allo stesso tempo, Goldenberg giustappone l’intimidazione verso i veri ostaggi dell’ambasciata statunitense da parte dei militanti iraniani, che comprendeva una finta esecuzione.

Sorprendentemente, Goldenberg ha detto che questo annuncio di Hollywood è realmente esistito e le repliche del vero annuncio di “Argo” stampato da Variety, si può davvero vedere sullo sfondo. Molti di quei disegni originali, disegnati da Jack Kirby, sono ancora in mostra nel Museo Spy di New York.

Ma la scena che Goldenberg ricorda meglio è quella del personaggio di Affleck che cerca di far passare i rifugiati attraverso la sicurezza iraniana e sull’aereo che li porterà alla libertà.

“Questa sceneggiatura era il sogno per un montatore,” ha detto. “Non ho mai letto una sequenza di tensione scritta meglio, di come Chris ha fatto con la sua sceneggiatura, inserendo tutti i tagli interni durante quella scena: quindi la sfida era di mantenere tutte le molteplici storie credibili. Il mio obiettivo era di costruirne una sopra l’altra e mantenerle credibili”.

Il pubblico sa che i veri rifugiati riuscirono a fuggire: questa cosa ha influenzato le scelte di montaggio di Goldenberg?

“Questa è una bella domanda. Ma probabilmente non ha influenzato il mio montaggio, perché mi sono avvicinato alla scene come se le persone che avrebbero visto il film non conoscessero il finale. Abbiamo tagliato nel modo in cui ogni scena ne aveva bisogno, lasciando che la tensione aumenti all’acquisizione di slancio dell’azione. Il mio montaggio è derivato solo dalle necessità oggettive della storia.”

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